Le migrazioni

il

Vibrazioni intense di piume, battiti d’ali…

Un abbandono circostanziale ed un lungo viaggio.

Le onde del mare s’infrangono sulla scogliera

e gli uccelli vibrano nell’aria seguendo un’articolata melodia,

composta da note alte e basse.

Migrare è seguire una rotta, per raggiungere poi una nuova destinazione.

É un’azione complessa e ben calibrata, perché avviene in una precisa sequenza temporale…

È giunta l’ora ! É partire in apparenza da soli, ma poi si è spesso circondati, affiancati dalla stessa specie e per un’infinità di ragioni, ci si ritrova inseriti in un flusso vorticoso di uno storno.

Prendere tutto ciò che si ha ( compreso le forze ) e iniziare il transito, partire… andar via!

Alle grandi migrazioni precedono dei riti, in natura tutto ha un senso. Assistiamo a meravigliose rotazioni nell’aria, sembrano delle danze d’addio, abbinata a richiami acustici, che segnalano e richiamano all’ordine e all’ammassamento, per poi partire.

Quando il calore del sole viene meno e le giornate hanno ridotto la propria luminosità (si accorciano) gli uccelli migrano verso nuovi lidi.

Fin da piccola osservavo le rondini e il proprio transitare in città. Il loro arrivo e la gioia della Primavera con l’aria fresca de i colori intensi dei fiori, poi il calore dell’Estate con quella frescura serale gustando una succosa anguria ( cocomero ) accompagnato dal cinguettio dei piccoli nel nido sotto la loggia… per terminare, la conclusione di un ciclo con la partenza… lo sguardo s’innalza ed il cielo è pieno di puntini neri che s’allontanano velocemente, che stupore! Mi soffermo un pò a pensare…che dire? In primis il termine migrazione lo collego e lo associo al regno animale, successivamente avrà nuovi significati.

Ho una magnifica immagine nella mente, quel tragitto del gregge , che nella transumanza si sposta da un luogo all’altro, da un’altitudine all’altra. Riecheggiano i versi di G. D’annunzio nel suo scritto “I Pastori“

“Settembre andiamo. É tempo di migrare

Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian  gli strazzi e vanno verso il mare …”

Vi sono vari step, perché gli spostamenti necessitano di passaggi. Il gregge fa soste, per brucare,

Si ripuliscono ampi campi, si affrontano percorsi impervi e il tempo si modula di intermezzi, fino al completamento del percorso.

Vi sono dei sentieri, dei tracciati, ma la natura nella sua pura manifestazione, nell’essenza primordiale conduce l’avanzare in tempi e luoghi.

Se si abbattono forti temporali, oppure l’arsura è talmente soffocante, l’andamento nell’insieme subisce conseguenze. Penso alla diversità della volontà umana, nel pianificare gli spostamenti oggi come dei tour.

L’uomo ha attuato fin dall’antichità i propri transiti territoriali ed ha cercato di migliorare le proprie condizioni di sopravvivenza. Si hanno rilevazioni significative delle prime migrazioni dall’Africa, anche attraverso le mappature dei gruppi sanguini, si scoprono come le popolazioni si  sono evolute ed abbiano conquistato nuove terre.

Ho un tuffo di dolore al cuore, quando penso alla cattiveria, allo sfruttamento degli esseri umani come schiavi, ma la storia è marchiata anche di questo.

Migrazioni ed estrapolazioni di uomini dalle proprie terre e riserve, per soddisfare la potenza della supremazia e la volontà di padroneggiare.

Risuonano canti malinconici, di liberazione e di resistenza, che raccolgono le fatiche, le frustrazioni e la rabbia ( non sono come quelli degli uccelli ) Vi sono gesti nelle piantagioni di cotone, come nelle terre rosse sabbiose, sopra delle recinzioni di filo spinato e per finire numeri sulla pelle, che ancora oggi, fanno scuotere le coscienze e denunciano atrocità. Giungeranno finalmente delle dichiarazioni sopra fogli bollati, per ridare dignità a persone che hanno subito torture e allontanamenti forzati dalla propria terra.

Ci sono tanti avvenimenti da ricordare, da tramandare, ma il nostro presente è ancora carico di uomini, che si ammassano e si stipano all’interno di gommoni e stracolmi navigano nel mare.

Donne, uomini e bambini partono e scappano da situazioni invivibili.

Sognano libertà e nell’azzurre acque si rispecchiano…

Quei puntini neri che la da piccola vedevo nel cielo, ora li vedo riflessi nello specchi d’acqua salata… occhi spalancati e mani che cercano un’appiglio.

Quel mare che diventa anche una trappola di morte. Quel mare che separa affetti, ma può dar speranza e riiniziare da capo.

Partire, migrare, e la voglia o la necessità di cambiare, non la propria pelle, ma la vita.

E’ inoltrarsi in un viaggio che porta lontano, che sradica certezze per tuffarsi e buttarsi in un’impresa, che ha una partenza, una riva, ma di certo non un ritorno.

E’ così avventuroso, ma anche pericoloso sia per terra o per mare, il viaggio per

migrare.

 

Elena Montini

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