Disobbedire e dissentire

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Fin dalla più tenera età, l’uomo cerca di trasgredire e disobbedire, per far emergere la proprie capacità di saper e voler fare da sé.

Infatti se analizziamo i comportamenti, si nota come il “no” viene emesso già nell’infanzia, per evidenziare la volontà di “marcare il territorio” attraverso la mancata esecuzione dell’ordine. Desiderare di interagire a proprio modo con la realtà che si interfaccia, ci porta a contestualizzare parole e gesti rivolti a noi, per ottenere delle gratificazioni. Se fai così, hai dei risultati scontati ed è per questo che disobbedire modifica lo scenario.

Nella storia chi ha lottato disubbidendo, ha trovato molteplici modalità ed infine ha trovato nuove soluzioni. Non bisogna accontentarsi delle strategie consolidate, ma per avanzare bisogna rischiare e utilizzare gli strumenti riadattandoli all’ odierno tempo.

Chi ha disobbedito ha modificato la storia.

Adamo ed Eva hanno trasgredito un ordine, Così si è introdotto il disordine.

L’angelo ribelle ha lasciato la sua schiera ed è nata la contrapposizione tra il bene e il male.

Nelle scoperte scientifiche, chi ha osato, ha aperto nuovi scenari… ha saputo guardare da un punto diverso per aiutare l’umanità.

Tante persone si sono salvate, perché non hanno seguito la massa, ma con coraggio hanno intrapreso una fuga, un viaggio apparentemente pericoloso.

Chi ha scolpito o dipinto con metodi e colori diversi, ha iniziato a descrivere luoghi e sentimenti offrendo visioni completamente fuori dai canoni standard… disobbedire ha aperto nuove strade.

Quindi penso che sia necessario praticare la disobbedienza, perché ci aiuta a migliorare la vita e la nostra individualità.

Da piccoli siamo incoscienti, le nostre azioni si svolgono nell’evoluzione della crescita “io faccio da solo così! io sono papace”.

Come nella favola di cappuccetto rosso, cambiare strada è pericoloso, Perché di lupi sul cammino si incontrano, perciò è indispensabile saper “aprire gli occhi, le orecchie ed essere vigili!”. Guardare e saper osservare per poi dissentire e fare delle scelte.

Dissentire è sicuramente diverso che disobbedire, qui entra in gioco la consapevolezza e la capacità di sostenere elaborate posizioni, articolando giustificazioni.

Quando abbiamo maggior capacità di giudizio e l’esempio comportamentale ti fa, oltre che parlare, anche arrabbiare, è giunto il momento di dissentire e di esercitare il diritto di dire il proprio pensiero al riguardo. Si percepisce della repellenza sulla propria pelle, nei confronti delle ingiustizie, delle omologazioni e delle conformità che inglobano l’esser umano in  comportamenti già precostituiti. 

Si impara a dover tacere per educazione. 

Si utilizzano comportamenti imposti per essere uguali. 

Si ragiona con strategie standardizzate, per raggiungere risultati richiesti. 

Si parla con codici comuni per comunicare in modo efficace, perché il mercato globale è impostato per condurci in determinati contenitori. 

Perciò chi desidera praticare la disobbedienza è preparato e forte… 

Non serve urlare per far rumore no!

Contrapporre idee, rivalorizzare i contesti attraverso i pensieri concreti e logici, aiuta il genere umano a riflettere ed a ritrovare la gioia di discutere per costruire una società, una polis metropolitana migliore. 

Dissentire è dire! E pensare diversamente. È un atto di apertura verso l’altro, per lasciare che le idee circolino nei percorsi della nostra civiltà.

Elena Montini

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