Ci si rivede tra 15 giorni

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Ciao ci si vede tra 15 giorni, dai sono pochi!

Che dici?

Che sono 15 giorni?

È un lasso di tempo, che divide un mese.

È il giro di boa per terminare l’ attraversata a nuoto e a non affogare.

E quel tempo che serve, per valutare i sintomi, per constatare se si è salvi e raggiungere con le proprie forze, la riva.

E quell’arco d’ incubazione, in cui si possono manifestare delle reazioni e la presenza dalla malattia.

I primi i brividi sulla schiena, non sono l’effetto della fuoriuscita dall’acqua salata a contatto con il vento, come quando ci si trova sulla battigia al rientro da un tuffo in mare.

La forte sudorazione, non è l’effetto della lunga arrampicata, per raggiungere la vetta innevata e la pendenza del dorsale della montagna.

L’affanno e  l’amento di battiti cardiaci, non è l’effetto dell’altitudine del dislivello,  oppure delle forti emozioni.

Il dolori muscolari, non sono l’effetto della troppa attività fisica in palestra.

La stanchezza eccessiva, non è l’effetto dell’accumulo di stress, supportato, accorpato e non gestito nell’arco di tutta la giornata, super impegnata.

La mancanza d’aria nella respirazione, non è l’effetto dell’immersione subacquea e l’ esplorazione dei fondali marini tra i coralli.

Per finire, l’aumento della temperatura, la febbre, che piano piano aumenta, non è l’effetto del troppo sole preso sdraiato sopra una spiaggia bianca.

Tutti questi effetti, sono le manifestazioni d’ aver contratto, quel terribile virus, che attacca il nostro corpo. È talmente subdolo, perché si è involontariamente contagiati dalla vicinanza dei propri simili. Noi esseri umani, inclini alla socializzazione, alla conversazione, alla manifestazione di forme di affetto… ci passiamo anche con una stretta di mano il covid19.

Dimenticavo… un colpo di tosse, non è l’effetto di qualcuno in imbarazzo…no quella secca  e stizzosa, segnala irritazione verso questa situazione e la compromissione.

Allora, che vuoi che siano 15 giorni d’assenza, di sorveglianza e vigilanza?

Il sacrificio dell’isolamento non è così drammatico, quando a propria disposizione si hanno tutti i confort acqua, cibo, calore oggetti tecnologici, che ti permettono di vedere, osservare e comunicare con il mondo intero. La tua anima però è irrequieta,  il tuo cuore è triste, i tuoi occhi pieni di lacrime e la tue mani irritate dai numerosi lavaggi.

Ogni sera vi è il resoconto dell’andamento dei contagiati, dei deceduti, dei dimessi dagli ospedali, perché  negativizzati, ed ecco che l ’attesa e la speranza si riduce, s’infrange come un’onda che sbatte sopra uno scoglio. Si aspetta il picco e poi la discesa, che non arriva mai… tutte le misure di contenimento, avranno effetto a breve si spera.Il tempo passa ed i numeri aumentano a dismisura, a Brescia abbiamo superato i mille decessi e a Bergamo vi è una situazione drammatica.

Ci sentiamo piccoli, fragili e impotenti di fronte a questa pandemia ,cosi dilagante.

Ci guardiamo da lontano ,rinchiusi nella nostre case.

Ci vediamo attraverso le nostre immagini impresse su di un video e ci parliamo grazie alla tecnologia .

Ci organizziamo per lavorare in modo agile, cosi da poter continuare se pur con modalità nuove ad aver un minimo di contatto ordinario.

Ci ridimensioniamo e cambiamo i nostri comportamenti, perché l’essenziale è non esporsi al contagio.

Ci teniamo a distanza con preoccupazione, con l’incertezza di chissà cosa succederà, quanto durerà e se ci si salverà. Questa precarietà ci colpisce nella parte più fragile di noi, percepiamo dei grovigli emotivi, che si posizionano nella pancia, nello stomaco e nella testa. Si pensa a tutto e si fanno analisi ,infatti cambiano le priorità.

Assistiamo ogni giorno alle imprese eroiche, di tutte quelle persone che lavorano con ritmi disumani, per garantire cure e beni essenziali per tutti noi.

Noi che siamo rinchiusi nelle nostre case, chi è in isolamento nella propria stanza e lotta ,pensa, prega, poi  conta le ore ed i giorni… ci sentiamo tutti fratelli!

Pensiamo ora ai bambini e alla loro vivacità da contenere, gestire  e modulare, per non alimentare la paura ,offrendo spiegazioni comprensibili, offrendo attività casalinghe che curano le ferite della non relazione sociale.E’ necessario riadattare abitudini e rimodulare il tempo quotidiano, riappropriandosi delle piccole cose che abbiamo intorno a noi, riscoprendole.

Ripenso ai nostri discorsi l’estate scorsa, quando le discussioni si articolavano per suddividere i 15 giorni  nelle giornate senza lavoro,  per organizzare viaggi… per visitare luoghi che offrivano arte, tradizioni e storia. Località balneari, per rigenerare il corpo e la mente, spazi verdi in montagna, per ritemprarsi e ossigenarsi, insomma per ridare nuovo vigore e slancio alla nostra vita… ora è tutto diverso !

I nostri 15 giorni, la quarantena, si attua per troncare la propagazione del corona virus e contenere la pandemia. Siamo tutti proprio concatenati e come gli anelli di una catena formiamo un insieme distanziati, una rete, una maglia… un salvagente, che ci permette di rimanere a galla, di aiutarci a vicenda in questa avversità. Siamo bisognosi di amore vero, di solidarietà e di fratellanza. Siamo sfacciatamente attaccati alla vita e dondolando come su una barca ci aggrappiamo tenendo stretti i nostri affetti. I nostri quindici giorni sono una pausa forzata, ma necessaria per far del bene a noi e a tutta l’umanità, che seduta ora per terra, dovrà ritrovare la forza per rialzarsi e riprendere un cammino… faticoso, a brandelli, ma con la consapevolezza  d’aver superato questa battaglia. Insieme ricominceremo, non più contando  tutti i giorni con  l’angoscia, con gli  sguardi  compassionevoli, ma riempiendoli di esperienze vivificanti.

Elena Montini

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